Imprese e agenti segreti quella strana accoppiata

Articolo ed analisi molto interessante, a firma di Giuliano Amato:

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-07-25/imprese-agenti-segr...

Per completezza, semmai dovesse sparire sul sito de Il Sole24ore, ne faccio una copia qui:

I libri di storia economica e di diritto dell'economia indicano una varietà di strumenti con i quali gli stati hanno protetto e proteggono le loro industrie contro la concorrenza straniera. Disponiamo di trattazioni approfondite delle tariffe, delle regole tecniche escludenti, degli aiuti finanziari, delle commesse pubbliche, ma assai raramente leggiamo qualcosa sulla protezione che più sta prendendo piede al nostro tempo, quella di mettere a disposizione delle imprese i servizi segreti, tanto in chiave difensiva, quanto a volte in chiave offensiva. Abituati come siamo ad accoppiare i servizi segreti alle istituzioni politiche e alla difesa militare, quella fra gli stessi servizi e le imprese ci appare un po' una strana coppia. Ma a pensarci bene ci si accorge presto che la coppia è assai meno strana di quanto non sembri. Nel mondo di oggi sarebbe certo esagerato dire che per dare forza a un paese il potenziale militare ha smesso di contare, ma certo accanto ad esso conta sempre di più l'economia e quindi la capacità delle imprese di ciascun paese di generare innovazione, di esportare, di produrre fuori dai propri confini, di far dipendere gli altri da sé, più di quanto in un mercato globale ciascuno dipenda sempre dagli altri. La globalizzazione non ha cancellato gli interessi nazionali, sarebbe davvero ingenuo pensarlo. Ne ha allargato la sfera ad ambiti diversi rispetto a quelli schiettamente statuali, e non è un caso che il passaggio dal G-8 al G-20 sia avvenuto in ragione della crescita economica di paesi che prima erano deboli perché deboli erano le loro economie. Né è un caso che l'ultima «Strategia per la sicurezza nazionale» pubblicata dalla Casa Bianca nel maggio scorso affidi in primo luogo alla forza economica degli Stati Uniti la prospettiva di una loro leadership nel mondo di domani. S e così è, attività che probabilmente ci sono state sempre, dallo spionaggio industriale alla disinformazione a danno dei concorrenti, hanno acquistato un rilievo e una dimensione crescenti, uscendo dal loro alveo tradizionale - quello tutto privato della concorrenza sleale - per investire interessi nazionali e attrarre l'attenzione degli apparati pubblici che, ad altri fini, di spionaggio e disinformazione si sono sempre occupati, i servizi di informazione statali. È stato proprio Il Sole 24 Ore a raccontarci il 23 giugno scorso che nel suo più recente rapporto l'intelligence tedesca collocava al centro dell'attenzione la difesa del sistema industriale da attacchi spionistici esterni.Né si tratta, necessariamente, di difesa pubblica da attacchi privati. Al contrario, se qualcosa abbiamo capito della vicenda delle spie russe prima arrestate negli Stati Uniti e poi rilasciate a Vienna in puro stile Terzo uomo, si trattava di agenti pubblici che cercavano di acquisire segreti tecnologici privati. Quindi può ben accadere che siano gli stati stessi a impegnare le loro risorse per attaccare imprese private di altri paesi. I danni di attacchi del genere sono almeno di due tipi. Ci può essere il furto di know how, che azzera il possibile rendimento di investimenti coltivati per anni, e ci può essere il furto di reputazione, che, via disinformazione, può produrre danni anche peggiori. Secondo la sua dirigenza interna, la nostra Finmeccanica sarebbe oggi vittima di un caso del genere e questo ci aiuta a capire la difficoltà dei frangenti in cui ci si può trovare. Si aggiunga una terza situazione, quella frequentissima delle imprese che si vanno a insediare in paesi terzi che conoscono poco e nei quali hanno bisogno di partner, produttivi o finanziari. Come capire con chi si ha a che fare? Come avere la ragionevole certezza di non cadere in qualche guaio o in qualche trappola? Ecco materializzarsi così le ragioni della strana coppia, impresa e servizi. Non tutti i paesi la consentono. In Francia, ad esempio, lo stato ha mantenuto l'esclusiva sulle informazioni della propria intelligence e le imprese devono organizzare da sole i loro servizi di sicurezza. In Italia, dove i servizi fai da te non hanno dato una prova eccellente, una delle buone riforme che si è riusciti a fare durante il breve governo Prodi del 2006, è stata per l'appunto quella dei servizi. E la legge 124 del 2007 ha allargato la missione degli stessi servizi al di là della tutela dell'integrità e della sicurezza dello stato, includendovi la protezione degli interessi «economici, scientifici e industriali dell'Italia». Ciò significa - sia chiaro - che la nostra intelligence è abilitata non a fare spionaggio offensivo e disinformazione a danno dei concorrenti, ma a difendere le nostre imprese da chi faccia l'una o l'altra cosa. È un cambiamento di grande portata, che ne esige molti altri e che proprio per questo va preparato e realizzato con cura, specie in un paese nel quale l'immagine dell'intelligence è troppo spesso quella dei servizi deviati e di un personale percepito più come complice di azioni disdicevoli che come protagonista di azioni meritorie. C'è molto di ingiusto in questo e basta a dimostrarlo una figura come Nicola Calipari, tragicamente ucciso in Iraq durante la liberazione di Giuliana Sgrena. Ma è certo vero che c'è stato anche dell'altro. Abbiamo letto in questi giorni che l'Aisi, l'Agenzia per la sicurezza interna, avrebbe "messo sotto tutela" un centinaio di piccole e medie imprese per difenderle dal possibile furto dei loro brevetti innovativi, sulla scia dell'allarme che è sorto attorno alla Tac senza tubo, promettente invenzione di un'impresa italiana. È un'iniziativa da condividere, ma il fatto stesso che sulla stampa la si sia presentata con un po' di fantasia - parlando di un elenco di imprese stilato da Palazzo Chigi con parere dell'apposito Comitato parlamentare e profilando così una procedura ragionevole che tuttavia al momento non risulta seguita - lascia capire che attorno al tema c'è ancora molto lavoro da fare. Occorre rinnovare la cultura della sicurezza, che da noi è molto approssimativa e ancora troppo legata ai soli rischi ereditati dal passato, e occorre diffonderla oltre gli apparati e quindi nel mondo di quegli interessi economici, scientifici e industriali che ora riteniamo in gioco. Occorre avere il personale adatto e, nonostante la sua elevata professionalità, non è detto che il personale militare su cui soprattutto può contare l'Agenzia per la sicurezza esterna basti a fronteggiare rischi che non sono più soltanto militari. Occorrono effettivamente procedure per interagire con imprese e centri di ricerca, reprimendo sulla loro attuazione il bisogno di andare sulla stampa. Ma soprattutto occorre che cambi l'immagine che in Italia perdura dei servizi. Dotare il paese di un'intelligence che gli italiani chiamino così e di cui abbiano fiducia. L'accoppiata con l'economia e le imprese offre l'occasione per provarci.

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La sai l’ultima? Moro fu rapito da Osiride


La sai l’ultima? Moro fu rapito da Osiride
DI GUIDO VITIELLO
Il Riformista
25 luglio 2010

COMPLOTTISMI. Folgorati sulla via di Gradoli, anche Einaudi e Editori Riuniti rompono il tabù dell’esoterismo politico, patrimonio della destra. Dalle sette lettere dell’indirizzo del covo alle cinque punte delle Br, nei libri di Rug- giero Capone, Giovanni Fasanella e Carlo Paler- mo, la linea di confine tra saggistica sui misteri italiani e finzione alla Dan Brown è sempre più incerta. A sinistra si è incrinato l’illuminismo?. Tgo simbolico dove si danno convegno ricercatori di estrazione assai varia, dediti con eguale accanimento a decifrare il rebus della politica occulta. Con esiti deliranti, certo, ma a volte splendidamente romanzeschi. L’ultimo, in ordine di tempo, è Br e...read more...

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Mussolini, ecco i diari controversi


Mussolini, ecco i diari controversi
di ENRICO MANNUCCI
Corriere della Sera
24 luglio 2010

Diventeranno cinque libri. I diari di Mussolini passeranno dalle pagine scritte con calligrafia decisa — inchiostro nero e poche cancellazioni — ai caratteri a stampa. Sì, si tratta delle agende della Croce Rossa dove il Duce avrebbe redatto le sue memori...read more...



Update:
La vera storia dei falsi diari di Riccardo Bocca Lo storico Emilio Gentile. Il grafologo Roberto Travaglini. Le perizie eseguite dal nostro giornale accertano che le cinque agende, presentate alla stampa dal senatore Marcello Dell'Utri e attribuite al Duce, non sono autentiche. Ecco tutti i retroscena e la documentazione http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-vera-storia-dei-falsi-diari/1510647

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EU counterterrorism strategy: value added or chimera? & il fumetto del venerdì

Iniziamo col fumetto del venerdi', in tema col post:

Di seguito un bell'articolo sulla strategia dell'Unione Europea post eventi terroristici (es: 9/11).

EU counterterrorism strategy: value added or chimera?

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Einstein e l’invito a Pirandello Lo scontro che nessuno vide


Einstein e l’invito a Pirandello Lo scontro che nessuno vide
Paolo Di Stefano
Corriere della Sera
19 luglio 2010

Chi sono quei due strani personaggi che guardano l’obiettivo da un giardino dell’Università di Princeton nell’agosto 1935? E cosa avranno da dirsi due tipi tanto diversi in quella sorta di déjeuner sur l’herbe per la terza età? Il primo è in piedi, a sini...read more...


 

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La security nei Mondiali africani di calcio 2010

Una analisi abbastanza completa sulla sicurezza durante un grande evento come quello dei Mondiali di calcio in Sud Africa 2010 (carente sugli aspetti e gli impatti sull'economia del Paese, pre e post evento).

Security and Africa's First World Cup

 

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violata la cifratura di skype

Per dettagli: http://www.enrupt.com/index.php/2010/07/07/skype-biggest-secret-revealed

There are seven types of communication encryption in Skype: its servers use AES-256, the supernodes and clients use three types of RC4 encryption - the old TCP RC4, the old UDP RC4 and the new DH-384 based TCP RC4, while the clients also use AES-256 on top of RC4. It all is quite complicated, but we’ve mastered it all.

A questo indirizzo il codice sorgente: http://cryptolib.com/ciphers/skype 

pwn3d. :>

 

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Afghanistan - La comunità internazionale e le crisi in Asia Centrale


Il Riformista
02 lug 2010

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Lettera da un'isola a una penisola, Gesualdo Bufalino


Vivo e scrivo in un'isola. Prima d'essere un'anagrafe geografica, questa è una condizione morale e, come tutto ciò che inerisce alla morale, porta dentro di sé, in un gioco di luci e di ombre, il ricco germe dell'ambiguità. Un'isola è in effetti almeno due cose contraddittorie: un'autosufficienza felice e una solitudine amara.
Non avere altri confini che il mare e il cielo; essere chiusi nel circuito perfetto delle proprie coste, opponendo ad ogni contagio il sentimento orgoglioso della propria identità… ma nello stesso tempo avvertire la povertà e lo squallore d'una simile segregazione, sentirsi come la gamba amputata d'un corpo più grande e più caldo, sentirsi come un'appendice scarnificata dove il sangue circola appena… Ecco, qui mi pare che consista il primo nodo da sciogliere per un siciliano (ma forse anche per ogni abitante d'isola o di penisola: peninsula, in latino, non significa forse “quasi isola”?).
Se ne riverberano sul nostro carattere due qualità dominanti: da un lato una fierezza magnanima, dall'altro una specie di furor malinconico. Si è superbi di vivere in un Eden esclusivo e benedetto dal sole, ma si è disperati di doverci restare esiliati, come in una marca di frontiera, in una periferia abbandonata. Un'isola, ho scritto altrove, può essere un trono, ma anche sempre, inevitabilmente, la cella d'una prigione. Ne consegue un dilemma che sin dalla nascita ci travaglia e al quale ciascuno di noi risponde in modo diverso: partire? rimanere?
V'è chi fugge, tagliando dietro di sé ogni ponte di famiglia, lingua, costume; c'è chi dopo essere fuggito ritorna, quindi prova di nuovo a fuggire, sentendo ogni volta una ferita sanguinargli silenziosamente nel cuore; v'è infine chi mette radici e non si muove più, ma concepisce contro se stesso, per questa scelta, un rancore e un rimorso che gli rendono i giorni infelici.
Terra difficile, la Sicilia. Soprattutto oggi che la barbarie della violenza sembra governarla in misura intollerabile. Terra difficile, ma di cui non si può trovare l'eguale al mondo. Mi piace talvolta guardarla all'incontrario, rovesciando la carta geografica, col Sud in alto e il Nord in basso, con gli occhi, cioè, d'uno studente di Amburgo o di Oslo. E mi sembra allora così straniera e desiderabile: un orto delle Esperidi lasciato cadere dai numi in mezzo al Mediterraneo che è quanto dire il cuore e l'ombelico del mondo.
Altre volte la paragono a una creatura vivente, a una donna. Si sa quanto sia difficile, di una donna, intendere i lineamenti segreti, i crocicchi dei nervi, le maree degli umori, le impronte digitali dell'anima. E quanto sia ancora più difficile conoscerne veramente il corpo, al di là d'una effimera presunzione di possesso carnale. Lo stesso accade con la Sicilia, nella varietà del suo paesaggio, dalle molli pianure solcate da fiumi dai dolci sdruccioli nomi greci agli altipiani simili a scacchiere dipinte, dove muretti di sassi disegnano geroglifici che solo un Dio geometra interpreta dalla sua nube, o un'allodola vertiginosa… dalle vigne verdi di grappoli alle miniere gialle di zolfo, dalle saline di bianco sale alle rocce di lava nera…
Quante civiltà, poi! Quante culture, venute dai quattro punti dell'orizzonte a mischiarsi sotto il nostro cielo: il Nord normanno, il Sud saraceno, l'Occidente aragonese, l'Oriente greco… Basterebbero i nomi dei miei tre compagni di bridge, ieri sera: Catalano, di chiara origine iberica; Sciarabba, che in arabo vuol dire “forte bevitore di vino”; Guizzardi, che è, mutato di poco, il francese Goussard e fa pensare a Roberto il Guiscardo.
C'è da meravigliarsi se abbiamo a accolto il meglio e il peggio d'ogni razza, se la luce più sfolgorante qui si confonde col nero del lutto più fosco?
Sì, qui la morte è di casa, questo è un luogo di ruderi regali, di magnificenze assassine. La Sicilia è una Medusa che impietra, ma anche una Mater dolorosa trafitta da sette pugnali di fuoco. E forse così converrebbe che un pittore la ritraesse: una Madonna Erinni, con cento viperette nascoste sotto la cuffia azzurra e l'aureola del capo… La morte qui è di casa, ripeto, com'è di casa il teatro.
Mi viene in mente (le referenze letterarie aiutano a volte l'etnologo e l'antropologo meglio delle testimonianze sul campo), mi viene in mente un passo di Cervantes, in cui si rappresenta mirabilmente, se si vuole interpretarlo in senso simbolico, questa alleanza fra morte e palcoscenico, così frequente nei paesi mediterranei: «La carretta era scoperta, senza tende né stuoie. La prima figura che si offrì agli occhi di Don Chisciotte fu quella stessa della Morte, ma con un viso normale d'uomo…».
Così avviene l'incontro del cavaliere con una compagnia di attori che tornano da una recita e serbano in viso il trucco della commedia che hanno or ora recitato. Una sequenza che sembra volerci suggerire come non ci sia angolo quaggiù da cui non possa sbucare, metà finzione metà tragica realtà, il carro di Tespi della morte. Quaggiù, in Sicilia, ma anche in Grecia, in Spagna, dovunque in riva al Mediterraneo c'è un sangue che ci rassomiglia.

 

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Se il mondo arabo e Israele si alleano contro Ahmadinejad


Se il mondo arabo e Israele si alleano contro Ahmadinejad
di BERNARD-HENRI LÉVY
Corriere della Sera
08 luglio 2010

C’è un evento che sta passando inosservato: è uno di quegli eventi, enormi, colossali, che possono ridisegnare la carta del pianeta. Si tratta della decisione, presa dagli Emirati Arabi Uniti, di controllare le navi che giungono nelle loro acque territori...read more...


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