Io ho sempre l’impressione di star facendo più lavoro di quanto debba.
Credete, non è perché abbia antipatia per il lavoro; al contrario, il lavoro mi piace, mi affascina. Sono capace di starlo a guardare per ore e godo tanto a tenermelo vicino che l’idea di dovermene liberare quasi mi schianta il cuore. Per me il lavoro non è mai troppo; ho quasi la passione di accumulare lavoro; il mio studio ne è ora così pieno che non c’è neanche più un centimetro di spazio per metterci altro lavoro.
Presto dovrò buttar giù una parete.
E, inoltre, sono attaccatissimo al mio lavoro. Una parte del lavoro che ho adesso sta con me da anni e anni e, credete, non c’è neanche l’impronta di un dito. Del mio lavoro sono orgoglioso, ogni tanto lo rimuovo e lo spolvero. Non esiste un uomo al mondo che mantenga il suo lavoro in miglior stato di conservazione.
Ma, nonostante la mia avidità di lavoro, sono onesto. Non ne chiedo più della parte che mi spetta. Invece, me ne arriva senza che lo chieda - per lo meno così mi sembra - e ciò mi irrita.
(Jerome Klapka Jerome, Tre uomini in barca)
Ed ecco al link segnalato sotto l’ennesima violazione della privacy di Google:
Google Toolbar Tracks Browsing Even After Users Choose “Disable”
Dopo aver letto i dettagli tecnici, mi chiedo cosa si farà con la mole di dati collezionati, senza il consenso degli utenti, quindi a mio avviso illegalmente, visto che la legge non ammette ignoranza. Considerato anche che Google non permette agli utenti di cancellare i propri dati dai suoi server (per dettagli: http://www.google.com/history/privacy.html)
Ma, come fa anche notare l’articolo, considerato che questi dati in partenza non dovevano arrivare nelle mani di Google, come si comporteranno con le informazioni già acquisite?
Ed, aggiungo io, su cui ci hanno già fatto analisi e, magari, profilazione?
Come era quel motto di Google? Don’t be evil ? Ah beh… :-)
“Secondo me, è questo il punto, l’illecito arricchimento. Questa proposta va benissimo, ma bisogna allargarla, estenderla; il controllo, cioè, deve estendersi anche a noi, che stiamo su questi banchi, a coloro che siedono sui banchi del Senato, a coloro che siedono nelle assemblee regionali e nei consigli municipali, non trascurando nemmeno certi funzionari e certi ufficiali che hanno il compito di prevenire e reprimere appunto il fenomeno mafioso.”
Leonardo Sciascia, sul fenomeno della mafia (SEDUTA DEL 26 FEBBRAIO 1980)
Definire ciò che è “la mafia” è stato sempre difficile. Di sicuro non è un fenomeno prettamente siciliano, come i media ed anche molti politici, con superficialità del caso, ci hanno sempre presentato o voluto far credere. Alla stregua di un brand/prodotto di origine controllata da proteggere e valorizzare!
Personalmente ho sempre pensato che la mafia fosse una forma estrema, ed inaccettabile, di prepotenza.
Ed i prepotenti, tranne clamorose smentite, esistono ovunque. Noi siciliani, su quelli, pur avendone molti, non rivendichiamo nessuna attività inventiva e/o particolari brevetti.
FBI broke law for years in phone record searches Source: www.washingtonpost.com

The FBI illegally collected more than 2,000 U.S. telephone call records between 2002 and 2006 by invoking terrorism emergencies that did not exist or simply persuading phone companies to provide records, according to internal bureau memos and interviews. FBI officials issued approvals after the fact to justify their actions.
E-mails obtained by The Washington Post detail how counterterrorism officials inside FBI headquarters did not follow their own procedures that were put in place to protect civil liberties. The stream of urgent requests for phone records also overwhelmed the FBI communications analysis unit with work that ultimately was not connected to imminent threats.
A Justice Department inspector general’s report due out this month is expected to conclude that the FBI frequently violated the law with its emergency requests, bureau officials confirmed.
The records seen by The Post do not reveal the identities of the people whose phone call records were gathered, but FBI officials said they thought that nearly all of the requests involved terrorism investigations.
FBI general counsel Valerie Caproni said in an interview Monday that the FBI technically violated the Electronic Communications Privacy Act when agents invoked nonexistent emergencies to collect records.
“We should have stopped those requests from being made that way,” she said. The after-the-fact approvals were a “good-hearted but not well-thought-out” solution to put phone carriers at ease, she said. In true emergencies, Caproni said, agents always had the legal right to get phone records, and lawyers have now concluded there was no need for the after-the-fact approval process. “What this turned out to be was a self-inflicted wound,” she said.
©2010. Postage by Greg Cooper. Icons by P.J. Onori. Thanks to Jamie Cassidy & Panic.
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